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Intervista a Carmine Amoroso, autore de "I Parenti Serpenti"

Soliani: La sceneggiatura di Parenti Serpenti è stata prima scritta e poi proposta a Monicelli, che ne ha fatto un film, oppure è nata da una vostra

collaborazione?

Amoroso: Parenti Serpenti è nato da un mio soggetto-racconto, che alla fine degli anni 80 vinse un premio per soggetti inediti. Il presidente della

commissione era Luigi De Laurentiis, fratello di Dino De Laurentiis, il grande produttore. Mi disse, che il regista adatto per farne un film sarebbe stato

Mario Monicelli. Io poco più che ventenne a quel tempo lavoravo come aiuto regista ed ero spesso a Cinecittà. Un giorno incontrai Mario Monicelli

al bar degli stabilimenti, mi feci coraggio e gli dissi che Luigi De Laurentiis mi aveva suggerito lui come eventuale regista del mio pezzo. Mario, molto

carino, mi disse di farglielo leggere. Non ho più sentito nulla. Un giorno lo incontrai di nuovo a Cinecittà. Mi disse che era interessato e se poteva

presentarlo a un produttore. Ovviamente dissi di sì. Mi chiese di scriverne una sceneggiatura in collaborazione con altri sceneggiatori famosi, ma

erano molto occupati, quindi gli proposi di scriverla da solo per poi elaborarla successivamente. Mi licenziai da Cinecittà, dove stavamo

facendo la serie I ragazzi della III C e iniziai a scrivere la sceneggiatura. Subito dopo scrissi anche la versione teatrale, perché essendo un'unità di

tempo e di luogo, mi sembrava abbastanza semplice farne una riduzione teatrale. Poi rividi la sceneggiatura del film con Monicelli e Suso Cecchi

D'Amico, loro erano un gruppo di lavoro. Ovviamente ogni regista fa delle modifiche a ogni sceneggiatura per farla propria, ma devo dire che

Monicelli rispettava molto gli autori. Non gli interessava che io fossi un ragazzetto, aveva capito che eravamo in sintonia. Ricordo che anche

quando doveva cambiare qualcosa, mentre era sul set, mi chiamava per avere la mia opinione e l’autorizzazione.

Soliani: Il film Parenti Serpenti ha ottenuto nel 1992 diverse nomination al David di Donatello. Nel 1993 Lina Nerli Taviani ha vinto il Nastro d'argento

per i migliori costumi. Che impatto ha avuto sulla Sua vita professionale la trasposizione cinematografica di Parenti Serpenti?

Amoroso: Per me Monicelli è stata una figura determinante, un padre artistico: è veramente una persona di un’intelligenza, di un’unicità, di

un’ironia non comune. L’ho amato e continuo ad amarlo, un amore incondizionato che tutt’ora ho nei suoi confronti. Vorrei che il mio mondo

fosse il suo. La sua grande forza, il suo grande coraggio fino alla fine. Perché secondo me nella vita non basta il talento, ci vuole anche coraggio.

È stato il più grande insegnante della mia vita. Parenti Serpenti ha avuto un enorme successo cinematografico internazionale. Devo dire che nel frattempo mi sono abituato a questo successo, ma per un periodo l’ho un po’ rifiutato, perché ero talmente famoso solo per questo che era l’unica cosa che mi venisse richiesta. Addirittura in Brasile Parenti Serpenti è stato tradotto in Parente È Serpente cioè con la “È”, ed è il film più famoso di Monicelli. In Italia, se si parla di Monicelli, si ricordano per esempio I soliti ignoti etc., in Brasile si ricorda per Parente È Serpente.

Soliani: La caratteristica interessante di quest’opera è, a mio parere, la trasformazione o meglio la metamorfosi dei personaggi tra il primo e il

secondo atto: Lina, assillante e logorante all’inizio, si scopre essere la persona che è stata sempre presente e ben disposta ad aiutare i genitori; la

sorella Milena invece, inizialmente la più debole, sensibilissima a temi come quello dei figli mai avuti, degli extracomunitari e dei senzatetto, diventa poi la figlia senza scrupoli. Come è avvenuto il processo di scrittura di quest’opera?

Amoroso: Questi personaggi sono costruiti in maniera molto classica. Quando ero più giovane sono stato per due anni un allievo borsista della

scuola di drammaturgia di Eduardo De Filippo a Roma, quindi la struttura teatrale è un po’ tipo Natale in casa Cupiello, dove effettivamente essendo

due tempi, nella prima parte c’è la bontà della famiglia durante le vacanze di Natale, che poi scoppia nel secondo atto e ne viene fuori l’ipocrisia e il

cinismo. Ci sono anche dei riferimenti alla mia famiglia. Io ho addirittura ancora il comò di cui si parla nel pezzo. È comunque un tema reale. Mi

rendo conto di aver toccato delle corde dei rapporti famigliari, che riguardano molte persone, non solo in Italia, ma anche in Germania o in

altre nazioni. Viene fuori un po’ la nostra parte inconscia. Sui personaggi ci ho veramente lavorato molto, sono stati costruiti bene, erano proprio di

carne e sangue e cambiare le cose a livello cinematografico è stato semplice. Per quanto riguarda la versione teatrale, la sceneggiatura è

rimasta per un po’ nel cassetto. Poi un giorno me lo chiese una piccola compagnia teatrale e successivamente fu rappresentato anche qui a Roma

da Attilio Corsini, mi sembra, negli anni 2000. Dopodichè venne pubblicato il testo teatrale e venne portato al Teatro Vittoria di Roma dalla compagnia stabile del teatro stesso. Il problema di questa commedia per le grandi compagnie è che sono tanti personaggi, mentre per le compagnie amatoriali è un po’ più semplice.

Soliani: Contemporaneamente alla rappresentazione a Monaco di Baviera, Parenti Serpenti verrà presentato a Milano al Teatro Carcano per la regia di Luciano Melchionna, con Lello Arena nei panni di Saverio. Lo stesso Melchionna ha sottolineato che “Non bastano i legami di sangue, bisogna

poi costruirli i rapporti”. C’è stata una collaborazione con il regista o la troupe? Ha avuto la possibilità di vedere lo spettacolo?

Amoroso: Tre anni fa Luciano Melchionna e Lello Arena volevano farlo a teatro, ma c’era appunto il problema dei numerosi personaggi, quindi mi proposero di farne una versione ridotta. All’inizio ero titubante, ma poi ho capito che se volevo portare avanti questo pezzo, dovevo fare questi tagli. Quindi i personaggi sono stati ridotti a 8 invece di 11 e la figura di Saverio, interpretata da Lello Arena, è molto più ampia, costruita appunto insieme a Lello. A me questa versione piace molto, quindi ora esistono due versioni.

Soliani: L’opera teatrale è ambientata a Lanciano, il Suo luogo di nascita, di cui ne descrive i costumi e le tradizioni, ad esempio La Squilla. Che rapporti ha con questa città?

Amoroso: Essendo nato a Lanciano, i personaggi erano di Lanciano, le famiglie, le tradizioni, la Squilla etc. Quando Monicelli venne a Lanciano, ci

siamo resi conto che non era molto cinematografica e il Corso non aveva le caratteristiche che lui voleva. Quindi gli proposi Sulmona. Il mio rapporto

con la città è un po’ il rapporto che voi, che vivete all’estero, avete con la vostra città d’origine. Ho ancora parenti, amici, ci torno volentieri. Mi piace

soprattutto il contatto con i giovani, i figli dei miei coetanei, per capire meglio l’immaginario contemporaneo, molto importante nel mio mestiere.

Anche Monicelli preferiva frequentare i giovani, perché gli davano più forza, forse anche per questo aveva scelto me che ero poco più che

ventenne.

Soliani: Un altro argomento trattato in quest’opera è l’omosessualità. Si erano appena conclusi gli anni 80 caratterizzati dallo scoppio dell’AIDS e

dalla demonizzazione degli omosessuali; non si parlava ancora di gay pride, la prima sarebbe stata organizzata solo 4 anni dopo. Com’è stata la

reazione del pubblico e della stampa?

Amoroso: Nei film ci sono sempre stati personaggi omosessuali, non era una novità e quindi non ci sono state reazioni particolari. Mi ricordo forse

che qualcuno si era stupito del fatto che i famigliari di Alfredo alla notizia non avessero affatto drammatizzato, ma da un lato si può pensare che già

lo sapessero, dall’altro che avevano ben altri problemi da risolvere.

Soliani: Il Suo esordio come regista nel 1996 con Come mi vuoi vede un Vincent Cassel in procinto di sposare Monica Bellucci (qui nella finzione, ma

successivamente anche nella vita reale) che si innamora del transgender Enrico Lo Verso. Nel 2006 è la volta di Cover Boy, storia di un emigrante

rumeno in Italia, della relazione amorosa con Michele e dei loro sogni di aprire un ristorante in Romania. Questo film ha vinto numerosi premi ed è

entrato nella terna dei film candidati dall’Italia per il premio Oscar 2008. In quest’ultimo film Lei è stato uno dei primi a utilizzare la tecnica del digitale. Ci sono state delle difficoltà soprattutto nei primi anni a proporre film con questi temi? Ci sono stati problemi con i finanziamenti?

Amoroso: Cover Boy è un film che ha avuto un grande successo, ha vinto numerosi premi, è entrato nella terna delle candidature italiane all’Oscar

come miglior film straniero, ma poi è scomparso. Nonostante lo abbia comprato la RAI, non è mai stato mandato in onda. Sono stato il primo a fare un film sui transgender, Come mi vuoi, ma anche questo è scomparso. Il mio film più recente, Porno & libertà è stato proiettato anche a Berlino. Il

titolo certamente è stato scelto con l’intento di colpire: parla della sessualità negli anni settanta, le rivoluzioni, la storia di alcuni ribelli di

quegli anni di gran cambiamento. Un punto di vista su quegli anni un po’ diverso dal solito. Nonostante il titolo, in Italia ho vinto il Nastro d’Argento,

all'estero è stato venduto in tantissimi Paesi.

Soliani: Che relazione c'è tra Parenti serpenti e le Sue opere successive?

Amoroso: Nelle mie opere c’è il mio immaginario, il mio mondo. In ogni film che ho fatto, o meglio che mi hanno lasciato fare, c’è ovviamente una

parte di me.

Soliani: In cantiere c’è la Sua prossima opera Attenti al Lupo. Di cosa si tratta? Perché ha scelto quest’argomento?

Amoroso: Racconta del confino a cui erano condannati gli omosessuali durante il periodo fascista, una storia che non è stata finora raccontata,

soltanto accennata nel meraviglioso film Una giornata particolare, con protagonista Marcello Mastroianni. In Germania c’era una legge contro

l’omosessualità, da noi durante il fascismo non è mai stata varata una legge di questo tipo perché Mussolini era convinto che non fosse necessaria. Gli italiani non “potevano” essere omosessuali. Esisteva però il confino, che comunque era una condanna molto dura: voleva dire essere sradicati dalla propria famiglia, dagli affetti. Al momento è ancora in fase di progetto, l’ho pubblicato sulla mia pagina Facebook, perché venisse apprezzata l’idea del film. Per me è difficile trovare un produttore, forse perché il tema fa paura. Inoltre in Italia abbiamo un problema di libertà espressiva: se siamo intorno al 40esimo posto per la libertà di stampa, siamo secondo me ben più indietro per quanto riguarda la libertà di espressione cinematografica. Il cinema in Italia è infatti esclusivamente finanziato dallo Stato e da Rai e Rai Fiction. Ci sono due organismi politici: il Ministero da una parte e la Rai dall’altra. Senza finanziamenti da uno dei due non è possibile far nulla. Tutti i miei progetti sono stati bloccati dal Ministero e dalla Rai, quindi sono riuscito a fare poco. Un "cinema indipendente" non esiste in Italia, il fatto che alcuni produttori si definiscano indipendenti è una bufala. Io faccio parte della giuria del David di Donatello, che è il premio più prestigioso che abbiamo in Italia, e ho constatato che su 130 film il 90% è prodotto dallo Stato e dalla Rai.

Soliani: È difficile trovare finanziamenti all’estero?

Amoroso: Sì, è difficile. Un film italiano ha bisogno di una “locomotiva” italiana. Ci sarebbe la possibilità di fare coproduzioni, ma la base deve

essere italiana. Mi auguro di riuscire a fare Attenti al lupo, perché penso che sia una storia importante da raccontare.